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Werner Stadler
“il gioco delle parti” “L’arte della vita” è un gioco antico e passa di mano in mano e di bocca in bocca, come una leggenda non è reale, eppure tutti la anelano, la sognano perché rende speciale una vita altrimenti banale. “L’arte della vita”, è il tema narrato con sapienza e dovizia di particolari, nella sua Arte da Werner Stadler, dove ogni soggetto ed ogni simbolo ad esso accostato, raccontano una sceneggiatura composta e colta, raffinata e piena di citazioni, in cui solo l’uso avvezzo alla materia prima, la vita, ne consacra Werner Stadler come: un grande autore. Un grande autore è colui che cattura, già dalla prima strofa e piano piano ti porta dentro un mondo dove si diviene attore senza neanche accorsene. Non importa in quale scena né in quale ruolo ma sei li, dentro la magia di un gioco assurdo. Dove impari a conoscere te stesso dalle emozioni che provi. E’ il gioco delle parti, dove si entra e si esce, si mette e si toglie, dal dolore al piacere, dalla fatalità allo stupore. Ed è stato proprio lo stupore e il sentimento che ho provato davanti ai suoi quadri, quando incontrando Werner mi sono resa conto in un secondo di quanto Lui sia autore nel suo essere pittore. Le sue tele sono scene di quinta di un teatro europeo post decadente, che si aprono a platee voraci di vita vissuta, altrimenti demandata a surrogati telematici e virtuali, che rendono isolati gli uni dagli altri. Werner Stadler con la sua opera ipnotizza e racconta ma, cosa ancora più importante, fa raccontare. Non si rimane estranei e distaccati davanti alle sue creature. Ognuno, in se stesso, entra nel quadro-scena e pensa! Pensa? Ebbene Si, Si pensa, davanti l’opera di Werner. Pensare è assolutamente fuori moda e fuori da ogni concept creativo, nella nostra società post di tutto, anche dell’Essere . Essere non essere, scriveva Shakespeare nell’Amleto, è anche il medesimo “concetto” dell’Arte di Werner Staldler che, pone al suo interlocutore la stessa domanda, ad un interlocutore del terzo millennio che mai è stato, così avulso come adesso da ogni ragionamento o esercizio d’introspezione. Werner Stadler, attraverso il suo lavoro, riesce a coniugare diversi tipi di linguaggi e non solo nella tecnica esplicata ma, soprattutto nel contenuto. Quando nell’esercizio estenuante della ricerca filologica del “simbolo”, si avvale di uno strumento d’analisi e contrapposizione della realtà. I quadri di Werner Stadler allora, divengono testi letterari dove la ricostruzione della forma e del simbolo, sono analisi e critica comparativa, le cui fonti innumerevoli riportano alla psicanalisi da Freud a Jung, che come Lui sono mittel-europei, ma ancor di più sono austriaci. Si percepiscono nitidamente. La nitidezza è una scelta ben precisa stilistica espressa anche nelle cromie forti a tinte fredde, dove lo scopo è di arrivare, attraverso un’indagine che, sia la più corretta possibile, di quanto assurda e surreale sia la vita. La realtà è caos e governa la vita, la realtà vera supera sempre la fantasia, l’Opera di Werner Stadler, compie un percorso inverso, per arrivare allo stesso concetto, ovvero utilizza il mito, frutto di conoscenza per decodificare la forma-reale. Laddove l’occhio del quotidiano si astiene, provoca un non- sense mentre un senso ce l’ha. Un senso, non necessariamente provocatorio come nel movimento Dadaista, bensì con un approccio etico, in quanto educa a vedere oltre l’ovvio e cercare la verità che, quando è tale, non è mai banale. E’ illuminante. Così mai banali sono i quadri Werner Stadler, spaziano in un macro-cosmo di variabili dove l’unica costante è il suo rigore estetico, un’armonia di forme e linee dove la capacità di gestire lo spazio, corrisponde alla sua maestria del disegno classico. Al contempo si noti la totale assenza di staticità, la proiezione del tempo è espressa con forza cinetica e dinamismo, le pose mai plastiche sono dosate tra contrasto di luce e ombre. Cromie contrapposte tra il materico e l’informale. E’ il “gioco delle parti”, saper recitare all’unisono il proprio spartito, cambiando ruoli ma mai il senso ad ogni quadro. Werner Stadler dimostra di avere un’assoluta conoscenza delle leggi della fisica e della matematica come della geometria. I suoi quadri in religioso silenzio possono essere, “ascoltati” con un’opera sinfonica. Sono molte le “arie” che, da Wagner sino al più contemporaneo Stockhausen si “sentono”. Ascoltando le opere di Stadler si passa dal romanticismo decadente delle eroine metafisiche, al visionario contrappunto metafisico del materialismo informale. Forme su forme, linguaggi su linguaggi, simboli su segni e poi infiniti spazi contenuti dalla ragione sul sentimento. Solo la tenacia e l’amore per la ricerca esercitata da un artista quale Werner Stadler, può riuscire a raccontarci una storia che, nessuno sa raccontare più, l’arte della vita! Grazie Werner …. continua, noi ti ascoltiamo. Antonella Ventura Dicembre 2012